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| Scarsissime le notizie
storiche riguardanti, in modo specifico, la cascina Breda
de' Bugni. Il toponimo Breda, per alcuni derivante dalla voce latina
proedium, per altri
dalla longobarda braida, indica un podere di più campi con
casa colonica.
La specificazione de' Bugni è dovuta alla famiglia che ne fu
in possesso. Questa antica
e nobile famiglia, estinta da tempo, possedeva beni nelle Chiusure
di Cremona nella persona di Redulfo. Il notaio Giuseppe Bugni, figlio
o nipote di Redulfo, risultava
operante nel 1270. Ma fu Primo, figlio del citato notaio, che, avendo
castello ed ampio possedimento in una "Braida"
suburbana, legò il proprio nome alla località in
questione. Maffei Bugni forse figlia di Primo, divenne madre di Ugolino
Cavalcabò, signore di Cremona. |
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Teatro di un'importante battaglia tra l'esercito veneziano e quello
cremonese nel 1452,
Breda de' Bugni assistette alla vittoria della forza nostrana capeggiata
dal Salerno.
Nel 1470 il duca di Milano Giovanni Maria Visconti concedeva a Pino
de' Bugni completa
esenzione d'imposta su villa e castello che egli aveva in Breda.
Dopo quest'ultimo personaggio non si hanno altre notizie della famiglia
cremonese.
L'intero patrimonio passò poi ai Castiglioni ed, in seguito,
ai nobili Trecchi. Citazioni storiche posteriori vedono Breda de'
Bugni descritta come piccolo villaggio agreste. La casina ha impronta
quattrocentesca. Si trattava di un piccolo villaggio cinto da mura
- parte delle quali ancora visibili - formate da un basamento a scarpa
con cordonatura bombata; un tempo, probabilmente, erano circondate
dalle acque di un fossato che ancor oggi scorre poco distante.
La cascina-paese era di notevoli dimensioni; al suo interno, sul lato
ovest, vi è l'ala superstite di una fortificazione posta in
direzione nord-sud. All'interno di questa si rifugiavano gli abitanti
del villaggio quando erano minacciati.
Il castello in seguito 'troncato" nell'ala verso i campi, venne
trasformato in residenza
castellata e quindi in palazzo.
Una delle due torri poste alle estremità, quella a sud è
di maggior grandezza dell'altra;
questo, si dice in cascina, per improvvisa mancanza di fondi all'epoca
della costruzione, ma l'arte costruttiva delle fortificazioni insegna
che spesso ciò accadeva con precisi scopi
funzionali. Incisioni murarie per i meccanismi del ponte levatoio
sono ancora evidenti mentre la fossa perimetrale è stata
chiusa non molti anni fa. Le maggiori trasformazioni ed adattamenti del
maniero si ebbero nel '500 (belle soffittaure a cassettone) ma altre ve
ne furono in seguito. |
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Ancora all'inizio di questo secolo la costruzione
ebbe particolari cure ed una sala a pianterreno, tutta decorata, è
lì a ricordarcelo con la data 1927 (MCMXXVII) contenuta in una lunetta
sostenuta da putti.
Come in ogni luogo carico di storia, anche tra le mura di Cascina Breda
aleggiano i fantasmi di antiche leggende.
Tra tutte ricordiamo quella che narra della fuga di due amanti lungo un
sotterraneo della cascina verso Terra Amata (toponimo che
probabilmente si riferisce proprio alla leggenda in questione): per i due
sfortunati si compì il tragico binomio amore e morte, dal momento
che proprio quel sotterraneo che avevano sognato come via verso la libertà
si trasformò nella loro tomba. |
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